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Scommesse sui combattimenti tra cani

Secondo i dati degli esperti il fenomeno dei combattimenti clandestini tra cani è un fenomeno non ancora del tutto sradicato dal nostro territorio nazionale. I dati più allarmanti vengono soprattutto da Campania e Sicilia che sembrerebbero detenere il record di numero, ma in realtà è un trend che interessa un po’ tutto il Meridione. Ciò non significa che nel Nord Italia questa barbara forma di intrattenimento non esista, anzi solo due anni fa a Pavia è stata smantellata un’organizzazione composta da cinque individui che organizzava combattimenti illegali; i poliziotti  avevano avviato le indagini da tempo ed erano sulle tracce di un imprenditore di Genova che possedeva cani delle razze più pericolose addestrati per il combattimento. Nonostante questo, analizzando le operazione della polizia giudiziaria e il numero di persone denunciate, di cani sequestrati, di allevamenti trovati e, purtroppo, anche di cani morti, è chiaro che la diffusione maggiore è proprio nel Sud. L’allarme comunque è stato diffuso in tutto il paese, comprendendo regioni come Lombardia, Liguria e Veneto soprattutto.

Per inquadrare il fenomeno di solito si parla di zoomafia, ovvero attività che presuppongono l’esistenza di veri e propri gruppi che comunicano tra loro, fanno affari e ottengono dei guadagni economici dall’illecito. Le forme di allevamento possono essere le più svariate e tutte comunque riconducibili ad attività illegali che prevedono forme di vere e proprie sevizie e maltrattamenti, come allenamenti stressanti e combattimenti con altri animali. A volte capita di trovare cani, per lo più trovatelli, in condizioni gravissime perché utilizzati come sparring partner per i cani che poi dovranno combattere. Altre volte vengono utilizzate proprio altre specie: conigli per addestrare i cuccioli e addirittura maiali. Sono stati accertati addirittura casi di combattimenti veri e proprio con altri animali, come cani contro cinghiali o contro puma.

Il modo migliore per interrompere questa pratica barbara e disumana sarebbe spezzare il ciclo del traffico di animali, che comunque non è un’operazione facile da portare a termine perché coinvolge la criminalità organizzata ad alti livelli, che dalle scommesse dei combattimenti e dal traffico stesso ottiene dei guadagni a cui non è intenzionata a rinunciare. Le forze dell’ordine comunque sono fiduciose, le tecnologie a loro disposizione sono sempre più accurate e sofisticate, mentre dall’altra parte c’è una tradizione becera che non ha molte speranze di mimetizzarsi nel paesaggio circostante; molto importante, in questo senso, è il sentire comune e la condanna sociale: atrocità del genere sono capaci di risvegliare anche negli animi moralmente più assopiti un senso di sdegno e scandalo. Non è raro che maltrattamenti ad animali e reati annessi siano scoperti, portati a galla da persone non posso sopportare l’idea che queste povere bestie vivano in certe condizioni.

Ricordiamo cosa dice la legge italiana al riguardo: “Chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni non autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l’integrità fisica è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000 euro”. Sarebbe bello che la pena fosse certa e immediata.

La situazione, in ogni caso, non è così nera, e sebbene pare ci sia stato un incremento delle pratiche di scommesse sui combattimenti di cani negli ultimi tempi, è anche vero che rispetto a cinquanta anni fa siamo del tutto su un altro pianeta. Al giorno d’oggi al confronto si dovrebbe parlare di casi più che rari, tanto drasticamente è stata abbattuta l’incidenza di reati di questo tipo. Tutto ciò ovviamente non ci impedisce di parlarne, anzi ci dà la carica per insistere e la voglia di fare ancora meglio, perché un mondo senza combattimenti tra cani è possibile, e noi nel nostro paese possiamo arrivare vicini a realizzare l’utopia.